Il mirto nella storia

IL MIRTO IN ANTICHITA’

Il Mirto è un arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea e diffuso su tutto il territorio sardo.
I fiori si presentano di colore bianco e roseo. I frutti sono a forma di bacche di colore nero-azzurrastro, rosso-violaceo e più raramente biancastre.
Il nome Mirto si presume derivi da “myrtos” (myron = essenza profumata), con riferimento al caratteristico aroma sprigionato dalle foglie quando vengono stropicciate.
In antichità il Mirto veniva considerato una pianta di buon augurio, infatti quando i soldati partivano per fondare una nuova colonia si cingevano il capo con una corona di mirto, come porta fortuna.
Gli antichi greci pensavano che, chi coltivava, raccoglieva e conservava il mirto, o lo usava per adornare gli abiti, fosse accompagnato da energia e vigore. Non a caso era la pianta prediletta dagli atleti e dai grandi guerrieri.
Inoltre, la mitologia greca fa del Mirto una pianta sacra ad Afrodite. Secondo la leggenda la dea, dopo il giudizio di Paride, si cinse con una corona di Mirto. Ovidio racconta che la stessa, uscendo dalla schiuma del mare, si sarebbe celata dietro un cespuglio di Mirto per nascondersi allo sguardo di un satiro.
“Mirto” evoca il nome di “Myrsìne“, una fanciulla attica che, secondo la leggenda, fu uccisa da un giovane da lei vinto nei giochi ginnici e poi trasformata in un arbusto di Mirto dalla dea Atena.
Ma anche nella mitologia romana troviamo riferimenti al mirto, infatti Roma era considerata la città del Mirto. Pare che esistesse già come pianta spontanea nel territorio fin dal tempo della sua fondazione.
Plinio racconta che sia stato il primo albero ad essere piantato in luogo pubblico, davanti al tempio di Quirino, sull’antico colle del Quirinale.
Si ricorda che fu sempre presente nelle feste nuziali romane e benaugurante nella casa degli sposi.
Con rami di Mirto si incoronavano i poeti. Inoltre, venivano incoronati con il “Mirto di Venere vittoriosa” i guerrieri trionfanti che avevano conseguito la vittoria senza spargimento di sangue.

IL LIQUORE DI MIRTO

Diverse fonti ne fanno risalire le fonti alla tradizione popolare dell’Ottocento. Nelle famiglie si produceva il vino di mirto dalla macerazione idroalcolica delle bacche mature. Per la macerazione si utilizzava una miscela di alcool e acqua o, più probabilmente, acquavite e acqua, oppure lo stesso vino. Al termine del periodo di macerazione all’estratto si aggiungeva zucchero o miele per dolcificarlo.
Il Liquore di Mirto (denominazione scelta dalla regione Sardegna) si ottiene da l’infusione idroalcolica di bacche fresche di mirto, con l’aggiunta di zucchero o miele. Localmente è conosciuto come Licòre de murta ed è dotato di particolari proprietà digestive. Si caratterizza per il gusto amarognolo e il profumo pungente.
La ricetta del liquore di mirto richiede alcuni semplici passaggi, ma che devono essere eseguiti con attenzione, in base al risultato che si vuole ottenere.
Come per tutte le tradizioni popolari e per lo stesso nome, anche il liquore di Mirto ha origini molto antiche.
Infatti viene prodotto in Sardegna da più generazioni; non esistono, però, in proposito fonti scritte ma solo tradizioni orali dato che la bevanda veniva prodotta ad esclusivo uso familiare.

ALTRI UTILIZZI E PROPRIETA’ DEL MIRTO

Le bacche del mirto non sono impiegate solamente per produrne il liquore, dato il suo contenuto in olio essenziale (mirtolo, contenente mirtenolo e geraniolo e altri principi attivi minori), tannini e resine, è un’interessante pianta dalle proprietà aromatiche e officinali.
Al mirto sono attribuite proprietà balsamiche, anti-infiammatorie, astringenti, leggermente antisettiche, pertanto trova impiego in campo erboristico e farmaceutico per la cura di affezioni a carico dell’apparato digerente e del sistema respiratorio. Dalla distillazione delle foglie e dei fiori si ottiene una lozione tonica per uso eudermico.
L’olio essenziale di mirto è usato per stimolare l’appetito, anche se la sua estrazione ha una resa minima. È anche un ottimo antisettico e stimolante cutaneo utilizzato, per lo più, in frizioni nelle forme reumatiche.

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